Buon viaggio, sorella Martine…

Addio a Martine Brochard, l’attrice francese eletta dal cinema italiano a prototipo di lesbica chic

Ci lascia a ottantun anni Martine Brochard, la ballerina francese che trovò a Roma – tanto a teatro quanto al cinema – il luogo dove valorizzare le proprie doti di attrice. 

Tra i tantissimi registi che l’hanno diretta, da Tinto Brass a Riccardo Freda, passando per l’amato marito Franco Molè, ci sono stati anche Domenico Paolella e Giovanni Grimaldi

Il primo l’ha scelta per interpretare una giovane monaca follemente innamorata di una badessa manipolatrice incarnata da Anne Heywood in Storia di una monaca di clausura (1973).

Il secondo l’ha valorizzata ulteriormente dandole la parte principale in La governante (1974), tratto dalla (a suo tempo) scandalosa commedia teatrale di Vitaliano Brancati

Qui Brochard interpretava una irreprensibile e devota istitutrice francese che combatteva vanamente la propria attrazione per la giovane domestica Agostina Belli. 

Scontrandosi anche col co-sceneggiatore Leonardo Sciascia, che voleva preservare l’arco narrativo di Brancati, Grimaldi aveva insistito per dare al film un lieto fine conciliatorio in cui la governante, invece di uccidersi, veniva accettata dal padrone di casa (Turi Ferro).

Nel corso della sua carriera, Brochard ha dovuto confrontarsi spesso col rischio del typecasting: i suoi lineamenti estremamente femminili ma al contempo alteri, capaci di grande dolcezza e in egual misura di durezza, l’hanno predestinata ai ruoli di lesbica o di aristocratica. 

Questa aria di “superiorità” – in contrasto con la sua personalità estremamente alla mano – le ha permesso di mantenere un’eccellenza e una pudicizia anche nei contesti più scabrosi (chiusa tra le galeotte di Brunello Rondi o nei bordelli di Tinto Brass), volando alto anche quando nel nostro cinema le cose si facevano torbide…

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