Sollecitati dalle polemiche seguite a un grottesco dibattito andato in onda su Uno Mattina, abbiamo recuperato un articolo apparso sul mensile «Duepiù» nel febbraio 1973
«Duepiù» è stata una rivista mensile a diffusione nazionale e di carattere popolare (con una particolare attenzione ai lettori più giovani e curiosi), edita da Arnoldo Mondadori Editore tra il 1968 e il 1983, che per prima in Italia ha affrontato i temi della coppia, della sessualità e della contraccezione.
Nel numero in edicola nel febbraio del 1973, con tanto di “strillo” in copertina, la rivista ha affrontato il tema dell’omosessualità maschile confermando un approccio laico e non perbenista.

Alla luce della recente scivolata di cattivo gusto andata in onda su Raiuno, riteniamo opportuno dimostrare che ciò che è accaduto a Uno Mattina pare riportare indietro le lancette dell’orologio dell’emancipazione sul tema della sessualità di molti decenni…
L’articolo di «Duepiù» non è certo perfetto: l’omosessualità viene ancora presentata come un “problema” (d’altra parte così era stata percepita per secoli) e le teorie utilizzare sulla materia oggi possono sembrare superficiali, ma non possiamo che plaudire all’impegno della redazione di combattere i pregiudizi ancora radicati nell’opinione pubblica.
Qui di seguito vi trascriviamo l’incipit. N.B. Se siete interessati a ricevere il PDF dell’intero articolo/inchiesta (8 pagine + la copertina) scriveteci a info@leradicidellorgoglio.it.
Buona lettura!
Se vi trovate di fronte a un uomo che si comporta in modo un po’ effeminato come reagite? Forse, come succede a molte persone, avete un’inconscia reazione di fastidio, senza neanche chiedervene il perché. Ma c’è un perché nascosto: ed è la paura di tutto ciò che è diverso, la paura che quell’uomo non sia come gli altri. Che sia un omosessuale.
Eppure, non è per niente detto che un uomo così sia omosessuale. I primi ragazzi “capelloni” venivano presi in giro con allusioni pesanti e volgari… oggi, invece, nessuno fa più caso ai capelli lunghi. Il tipico ragazzo d’oggi, longilineo e un po’ efebico, è ben lontano dal modello tradizionale di uomo, rigidamente virile; ma non per questo si può dire che tra i ragazzi d’oggi l’omosessualità sia aumentata.
Per riconoscere un omosessuale, non possiamo quindi usare con sicurezza il criterio dell’aspetto o di un atteggiamento ritenuto femminile. La distinzione tra uomo e donna sta diventando, infatti, sempre meno rigida e formale.
Questa evoluzione, nel fisico e nel costume, corrisponde d’altra parte a quello che la scienza ci dice: e cioè che nessuno di noi è uomo o donna al cento per cento. Può sembrare un’affermazione strana, eppure, se osserviamo con attenzione i diversi tipi di uomini e di donne, ci accorgiamo che non esiste un esemplare tipico di sesso femminile, proprio come non esiste un uomo “bello” o una donna “bella” in assoluto.
[…]
Ci può essere un uomo longilineo e un po’ effeminato che non è omosessuale e ci sono uomini insospettabili, veri campioni di virilità, che invece lo sono.
Allentando le rigide barriere che dividono i due sessi, e cioè le rigide differenze nel modo di vestire, di muoversi, di comportarsi, i giovani compiono un processo di evoluzione che porterà a una nuova e più libera immagine dell’uomo. Questo ci permetterà di raggiungere una tolleranza emotiva nei confronti dell’omosessualità, che è la premessa necessaria per comprendere sino in fondo questo problema (sic!). È proprio infatti la nostra inconscia reazione di rifiuto che ci fa chiudere gli occhi e ci rende incapaci di vedere la dimensione umana e sociale del problema.
Questo rifiuto profondo dell’omosessualità spesso di manifesta con una reazione violenta. L’omosessuale viene considerato un “pervertito” o un “anormale” e ci si rivolge a lui con derisione, ironia, o addirittura con scherzi o insulti pesanti, con aperto disprezzo.
Anche se in Italia il codice penale non considera l’omosessualità un reato, la reazione sociale è spesso aggressiva e quasi sempre di totale incomprensione.
Eppure ognuno di noi, come spiegano gli psicanalisti, ha attraversato nella sua adolescenza una fase più o meno consapevole di omosessualità: una fase di passaggio necessaria, prima di fare il passo successivo della scelta eterosessuale: cioè della scelta del partner di sesso opposto (l’omosessuale è una persona che non ha potuto fare questo passo) (sic!).
Ognuno di noi ha represso o dimenticato la sua esperienza omosessuale, o forse ne ha ancora paura, per questo chiude gli occhi di fronte a questo problema, o reagisce trincerandosi dietro a vecchi pregiudizi.









