Il campeggio gay in Grecia dell’estate 1978

Campeggio gay in Grecia del 1978 - Immagine di gruppo

di Giovanni Rodella

Il campeggio non fu tutto rose e fiori, anzi fu innanzitutto una transumanza attraversando il Peloponneso alla ricerca di uno spazio dove fare campeggio libero. In quegli anni forse non era consentito, ma tanto valeva portare avanti una azione dimostrativa. Ricordo che la dittatura dei colonnelli era finita quattro anni prima e quindi si poteva aspirare ad una maggiore democrazia.

L’aveva proposto l’AKOE1, un fantomatico Movimento di Liberazione Omosessuale Greco, per protestare contro un progetto di legge parlamentare che equiparava l’omosessualità alle malattie veneree e alla prostituzione. Per questo fu pubblicato in Francia un appello, sottoscritto dai più importanti intellettuali dell’epoca: Sartre, De Beauvoir, Barthes, Foucault, Deleuze e Guattari.

Il campeggio si rivelò fin dall’inizio una diaspora. I quattro greci organizzatori dell’evento, che vivevano come universitari comodamente a Parigi, dimentichi di quanto potesse essere ostile la loro terra e per di più pasticcioni, avevano cambiato all’ultimo momento la destinazione iniziale, da Zakynthos a Kathakali, depistando i molti già in viaggio.

Kathakali (subito ribattezzata Katakuli), era uno sperduto villaggio vicino a Corinto, scarsamente attrezzato, con una sola taverna e una economia autarchica.

«Ellada agapimou!» Chi era arrivato con ginnasiali nostalgie socratiche dovette ricredersi. Nella terra di Platone “l’amore greco” era considerato una mostruosità. Lo spettacolo di 60 gay che si abbracciavano era insostenibile. Per ben due volte, su denuncia degli abitanti e del pope del villaggio, ci costrinsero a sloggiare, e dovemmo spostarci da Kathakali a Kalamaki, dove trascorremmo una notte da incubo anche perché lì vicino era situata una caserma, i cui militari ci notarono da subito, orchestrando azioni di bullismo omofonico. Nessuno quella notte potè chiudere occhio: la passammo armati di sassi e bastoni, a causa della paranoia di uno degli organizzatori che paventava l’arrivo dal mare e lo sbarco di fascisti ateniesi.

Da lì ci trasferimmo con un traghetto nella ventosa Paros, dove, al nostro arrivo, ho scottato questa foto gioiosa, in cui appaiamo estasiati dal clima, felici di sfogare la tensione accumulata la settimana precedente.

Ma una sera conoscemmo le maledizioni d’una vecchia di nero vestita che, davanti alle coccole di una coppietta, s’era messa a strillare, scandalizzata e a segnarsi con la croce, scatenandoci addosso gli uomini della piazza. Fu allora che intervenne un giovanotto del luogo che, tra insulti e spintoni, prese ad oltranza le nostre difese e riuscì a evitare il linciaggio. Tra lo stupore degli isolani e il nostro.

Di quella vacanza ricordo la micidiale fatica degli spostamenti su asfittici pullman e battelli-bestiame, sotto la canicola di agosto, con gli zaini in spalla, le tende e le taniche d’ acqua.

Ma le ostilità e le peripezie non fecero che cementare la convivenza e gli amori all’interno del campeggio. Il momento più surreale erano le assemblee. La traduzione degli interventi sembrava una sciarada: non tanto per la differenza di lingua, quanto di linguaggio. Far interloquire tra loro una pedale francese ( o una folle parigina come Pablò) con un austero schwul di Monaco; una spiritata loca catalana con una frocella trasteverina – o peggio una sarda che si autodefiniva “badessa” o “madre superiora” -, era un esercizio da Teatro dell’Assurdo. Il bello è che ci si capiva, malgrado mille polemiche.

Ivan Teobaldelli

(testo tratto dal catalogo fotografico di Giovanni Rodella, “Come eravamo” – La presa di coscienza del movimento omosessuale italiano 1976-1983, Firenze, Nardini Editore, 2021 (Testi di Ivan Teobaldelli)

Se sei interessato all’acquisto del volume fotografico, manda una mail a rodellagio@gmail.com

La fotografia qui riprodotta è emblematica perché rappresenta forse il primo campeggio gay al mondo. Scattai questa foto sull’isola di Paros in Grecia nel 1978 . A questo evento parteciparono omosessuali da diversi paesi europei e di questi gli italiani furono i più numerosi. A diffondere la notizia di questa vacanza avventurosa fu il periodico «Lambda» diretto da Felix Cossolo e che in seguito dette vita a numerosi campeggi gay (va detto, decisamente meglio organizzati) in diverse regioni italiane. Fu proprio da questo campeggio in Grecia che partì una intensa collaborazione tra Felix Cossolo e Ivan Teobaldelli: nel 1981 venne pubblicato il primo fotolibro Cercando il paradiso perduto, edito nel 1981 da Gammalibri, al quale detti un proficuo contributo come fotografo, fornendo anche immagini del primo campeggio gay italiano che si tenne nel 1979 a Capo Rizzuto. La collaborazione con Felix e Ivan è continuata negli anni successi anche per la rivista «Babilonia», che uscì in tutte le edicole italiane a partire dal 19822.

A cura di Giovanni Rodella

  1. Sull’AKOE è stato realizzato un documentario intitolato AKOE/AMFI The Story of a Revolution, di cui è possibile vedere un trailer a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=A6MyGBGRXxA
    ↩︎
  2. «Babilonia» è stata la più longeva rivista LGBT+ italiana: il numero zero era uscito nell’agosto del 1982 e ha concluso la sua esperienza editoriale nel 2009, dopo aver pubblicato 281 numeri e diverse guide. ↩︎

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