«Ma che, sei tinto?»

Se tutti i biondi sono gay, che dire degli ossigenati? I “tinti” nel cinema italiano da “Parigi o cara” ad “Amore mio aiutami”

«Ma che, sei tinto? Ma che fossi… ?». Quando Claudio annuisce, Delia Nesti ha la prova provata che il ciuffo argentato del fratello corrisponde a un’affermazione precisa, un po’ come l’anello al mignolo e – per gli adepti di Oscar Wilde – il garofano verde all’occhiello. Il riferimento è alla celebre scena di Parigi o cara in cui Franca Valeri scopre che il fratello Claudio (l’emaciato Fiorenzo Fiorentini), artista emigrato nella Ville Lumière da tempo immemore, è un omosessuale praticante. La scena è tanto più iconica e all’avanguardia quanto la successiva battuta di Delia è laconica: «Ah, ’n lo sapevo…». Nessuno si straccia le vesti, nessuno piange o sviene… e se già un coming out in un film del 1962 come quello di Vittorio Caprioli è un’assoluta rarità, l’assenza di reazione da parte della sorella dell’interessato è ancora più innovativa.

Delia è una prostituta tutta protesa verso l’acquisizione degli status symbol dell’agio piccoloborghese: più che di vedute ampie, possiamo pensare che sia troppo assorbita dalla prospettiva di rifarsi una vita a Parigi per interessarsi davvero al fratello, che è solo un pretesto per migrare in Francia. Più tardi scopriremo che Claudio ha indotto il fidanzato a sposare una donna lesbica, la quale a sua volta ha una “amica speciale”. Questa attestazione di ingegno omosessuale – precedente a tutte le lotte per i diritti civili – suscita in Delia più perplessità che indignazione, a maggior ragione perché l’inconsueto quartetto si accompagna a dei bambini evidentemente accuditi da tuttə.

Il film conferma un assioma italico in voga fino agli anni Sessanta: se i biondi sono con tutta possibilità omosessuali, i tinti sono sicuramente omosessuali. Se poi si sono fatti platino, non ne parliamo! Ce lo insegna Natalino (Gianni Dei), il fratello della protagonista (Donatella Turri) di La cuccagna di Luciano Salce, sempre del 1962. Già bersagliato dal cognato fascisteggiante per i suoi modi fatui, Natalino viene difeso pigramente dalla madre che continua a ripetere che è gracile, malato, e quindi inadatto alla vita bellica (il cognato infatti si scandalizza che “i giovani d’oggi” non siano né capaci di difendere la Patria né interessati a farlo).

Dal canto suo, Natalino non si cura delle offese e in un raptus emancipatorio si tinge di biondo, chiudendosi in bagno mentre i familiari inveiscono: «Esci, Natalino! Ormai non sei più un bambino!» «No, sono una bambina!» urla con tono tra il melodrammatico e lo sfottente. Il padre si morde le mani, la madre è sul punto di avere uno sturbo, ma provvidenzialmente vengono distratti dalla sigla del “Carosello” e Natalino lascia entrare la sorella – quella a cui è più legato perché lontana dal pregiudizio e altrettanto desiderosa di emanciparsi dalla famiglia – nella speranza che questo suo statement tricologico trovi almeno la sua approvazione.

In questa incompleta rassegna dei “tinti” degli anni Sessanta possiamo citare anche quello interpretato da Karl-Otto Alberty in Amore mio aiutami (1969), la terza regia di Alberto Sordi, che è anche il protagonista, ça va sans dire. Quando Sordi si reca in crociera per riconsolidare il matrimonio con la volubile Monica Vitti, si imbattono in un tedesco ossigenato col quale il mattatore romano intraprende una conversazione all’insegna del non sequitur. Alberty racconta di aver lasciato la Germania dopo la guerra e di non voler rinunciare alle sue idee. Sordi pensa che si tratti di un nazista non redento, ma in realtà si tratta… di un coreografo. «Ah, bravo, sempre in mezzo alle ballerine» ammicca l’italiano, ma il tedesco risponde sibilando «Non interessano le ballerine, non interessano le donne».

Evidentemente Sordi non ha colto il senso – quello sì, politico – della sua acconciatura: del resto nella Germania dell’Ovest l’omosessualità non è stata depenalizzata fino al 1969, guarda caso l’anno del film. Ma è noto che il Sordi regista era un osservatore più acuto dei suoi personaggi.

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